Vada per la par condicio, se lo dite voi

E come la mettiamo ora con le fake news? Io ve lo dicevo nel 1993 che la par condicio era una cagata pazzesca. Che tanto la gente avrebbe fondato comunque il proprio orientamento sulla base di altro come le promesse pre-elettorali, per esempio. E vi dicevo anche che la classe politica avrebbe dovuto pensare, prima, a proporre programmi elettorali realistici. E invece no, è sempre stato il contrario, con la solita e solida credibilità di una televendita di barrette al caramello che vi fanno perdere 10 chili in 10 giorni. E su facebook poi c’è più propaganda elettorale – finta vera e finta falsa – che al circolo di qualsiasi periferia di un provincia italiana qualsiasi. Dicevate? La formazione libera del consenso?
Non so dire se tutto ciò sia, in qualche caso, come una grossa fake news.
Sta di fatto che Facebook 1 – TV 0.

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Ripetete con me

Quando il pestaggio proviene dalla sedicente ala di estrema destra si dice bieco atto di violenza fascista. Quando il pestaggio proviene dalla sedicente ala di estrema sinistra si dice esasperazione dettata dal clima di odio.
Ripetete con me.
Poi fermatevi a riflettere un attimo, fuori dalla furia iraconda delle tesi più o meno ispirate a qualche (più o meno) ideologia che ritenete essere (raffinata) politica e interrogatevi se ciò non abbia come comun denominatore la stessa ottusa idiota violenza che tutti affermano di combattere. A suon di pugni e coltelli.

SS1

Se per puro caso un giorno di notte doveste trovarvi a percorrere qualche tratto di Aurelia, in moto, con nebbia e 5 gradi scarsi che però sembrano almeno -10, ecco, quel giorno, di notte, statevene a casa.
Che è meglio.

Niente di personale

Quindi, quando con una certa supponenza vi preciseranno che anche noi italiani siamo stati un popolo di migranti, con una certa supponenza potrete ricordare loro che centoventi-centoquaranta anni fa molti degli italiani di allora, almeno, pare non stessero nella pelle all’idea di cambiare i propri nomi in Tony, Joe, Pablo, Carlito, imparare la lingua e chissà quale altra sconcertante oscenità integrativa che oggi vi suonerebbe addirittura mortificante e lesiva di diritti presi a caso. E che il fatto di aver avuto il triste primato circa l’esportazione della criminalità – che per la cronaca, poi, non è per nulla un primato italiano – non dovrebbe mai e poi mai trovare corrispondenza nella logica pacificheggiante (o pacificofobica, decidete voi l’aggettivo totalmente inventato più appropriato al contesto) e minimizzante di queste stesse argomentazioni.
Comunque oh, niente di personale con gli italiani che odiano gli italiani.

Il 2018 si è presentato bene

La cosa positiva di questo 2018 è che con tutta probabilità liquideremo le politiche in nemmeno due mesi e mezzo di sofferenze. Nessuna campagna elettorale della durata minima di otto mesi. Nessuna campagna elettorale, a dire li vero, almeno per come dovremmo essere ormai abituati qui dalle nostre parti.
E questo è un bene, mica un problema da non dormirci la notte. Che le cose poi più ci pensi su e più riescono male.
Se poi avessimo tutti anche idee e argomentazioni chiare su cosa barrare e perché, allora sì che sarebbe davvero ottimo.

Capacità persuasiva

Gino è convinto che se c’è violenza sessuale devono esserci per forza lividi, unghie rotte, sangue. Ho detto a Gino che forse il mondo non è più quello del 1952, non tanto per la violenza che è in realtà la stessa, quanto invece per una certa nuova coscienza che non vuole più sopportare silenzi e indifferenza, anche dentro le mura di casa. E niente, lui non ha capito. Quindi gli ho parlato della violenza psicologica, di come una vittima potrebbe addirittura rifiutare di ribellarsi. Della paura di morire ammazzati, insomma. E che nei casi più tristi queste cose si trascinano così anche per molti anni.
Lui dice che non è vero. Così ho giocato l’ultima carta, quella del cazzotto.
Attendiamo fiduciosi di conoscere il livello della mia capacità persuasiva.

Non sei giustificato

Non ho mai pensato che il carabiniere avesse vita facile e con lui intendo le forze dell’ordine nel loro complesso. E, forse, con le dovute approssimazioni e un certo sforzo di elasticità, potremmo metterci dentro la pubblica amministrazione in generale. Almeno finché non porti a casa più di cinquantamila euro senza avere nemmeno grosse responsabilità. Quello sì che sarebbe un bel vantaggio. Il rischio di non tornare a casa, si usava dire un tempo, è “il rischio del mestiere” che oggi equivale più o meno a fare spallucce quando un carpentiere precipita giù dall’undicesimo piano. E’ il rischio del mestiere, non sei giustificato. E sappiamo benissimo come molti di voi non accetterebbero mai e poi mai questa cosa di fare spallucce di fronte alle morti bianche. E come si potrebbe del resto!?
Quindi oggi sono più ottimista del solito e voglio darvi un po’ di fiducia: sento che questa linea del “cazzi tua se muori!” sta passando di moda, sta pian piano cambiando verso quella del “dipendente professionista“. Il mondo del lavoro si sta popolando di professionisti a ogni livello, in ogni angolo e in ogni piega. Lo dicono tutti, non lo sentite anche voi in questo preciso momento? Se lo ripetete a sufficienza ci sono buone probabilità che diventi realtà.
Questo in soldoni significherà che essere un valido carabiniere di cinquant’anni e prenderti una badilata sul naso da un ventiduenne in evidente ritardo all’appuntamento con la sua crisi adolescenziale, avrà finalmente tutto un altro sapore.
E non potrai nenche reagire perché non sei giustificato.

La stagione venatoria per i capi di stato

Quando sei uno stimato Capo di Stato e il popolo ha bisogno di te, non puoi abbandonare la nazione neanche per un momento. E quindi alla cerimonia di apertura dei giochi olimpici ci mandi un delegato di Stato. Tua sorella. E no, non è una esclamazione offensiva.
Ah! Belle le repubbliche popolari democratiche dell’oriente, mica come le vostre forme liberal-democratiche in cui il Capo di Stato non lascia i confini per il terrore che lo impallinino come un cinghiale in stagione venatoria.

Allora no

Ogni anno, quando guardo Sanremo e penso a come vengano fuori testi e musica delle canzoni, immagino che vada più o meno in questo modo qua. Più o meno intorno al mese di settembre Tizio, amico dell’agente dell’artista, telefona a Caio e gli dice: “senti, c’è questa cosa qui che dobbiamo fare. C’è da scrivere una canzone per un concorso però per adesso non posso dirti altro“. Allora Caio, senza farsi troppe domande perché non è proprio una persona sveglissima, prende la sua agendina in pelle rossa, il suo iPhone ventordici X e telefona a Sempronio per dirgli: “Senti dobbiamo vederci, devi scrivermi un ritornello per una competizione canora, una cosa leggera ma non troppo banale. Non posso dirti altro al telefono“. Sempronio, che pur essendo giovane non è comunque uno sprovveduto, risponde cose del tipo: “eh, però non so, devi prima parlare col mio agente. Qual è la mia parte? Quanto mi spetta?”
Ok, forse non va proprio così, ma potrei scommetterci il mio repertorio di ritornelli gelosamente custodito in cassaforte che ci siamo molto vicini. Non vorrete dirmi di essere fra quelli che credono ancora alla storia del cantautore che partorisce canzoni profonde e di successo in solitaria!? In 5 minuti scarsi?
Ammenoché non stiamo parlando di Elio e le storie tese. Allora no.