Le cose alternative

Nella somma dell’esistenza che riempie la vita di noi comuni mortali, guardando con attenzione avrete sicuramente modo di rinvenire le giornate un po’ fiacche, quelle placide e quasi apatiche. Momenti dell’esistenza in cui ve ne stareste lì tranquilli, seduti alla finestra a guardare fuori, aspettando il lento trascorrere dei minuti. Fino a sera. Vi sembra già di udire il ticchettio dell’orologio, eh? Che, se ci fate caso, queste giornate sono sempre un po’ ventose. Il cielo è un po’ velato di piombo, quel tanto che basta perché la luce del sole non vi trafigga insolentemente le pupille.
Io riempio questo lento trascorrere delle ore con “le cose alternative”, quelle piccole routine del tutto domestiche che ho rimandato per mesi. E che ora sono alte come la pila di panni da stirare. Una brutta abitudine insomma: delle giornate apatiche bisognerebbe cogliere l’essenza.
Ci sono anche altri tipi di giornate. Per fortuna molto rare di questi tempi eh… ma qualcuno giura di provarne ancora gli effetti di tanto in tanto.
Ad esempio, un mio amico giura persino di vestirsi e uscite per andare a lavorare. Non è assurdo?

Era il duemilaventi

Niente, vi devo raccontare di questa cosa sconvolgente che mi è successa. Era il 2020, marzo del 2020, quando il mondo fu colto da una pandemia che nemmeno ai tempi della Peste Nera! E quindi niente, c’era un Presidente del Consiglio che con un generoso numero di ore di anticipo usava aggiornare il Paese (com’è giusto che sia) circa le imminenti misure di restrizione della libertà di circolazione che sarebbero entrate in vigore di lì a poco. Così, spread all over the world 12-15 ore prima. Cosicché tutti quegli italiani dell’ultimo minuto, quelli con quella odiosa fregola di dover fare immediatamente qualcosa a caso o morire, poterono giungere in mutande alla stazione centrale, muniti di busta di plastica dell’Esselunga contenente le mutande di ricambio, salendo sul primo intercity-notte verso là dove nessun è mai giunto prima. Detto tra noi poi, quest’abitudine – questa di dover impegnare ogni secondo della propria esistenza con levate d’ingegno aleatorie, dico – dovrebbe corrispondere a un qualche disturbo della personalità dal nome clinicamente simpatico ma, cari miei, è mia abitudine affrontare un disagio per volta.
Fu lì che anche il capo ci impose turni di lavoro quanto meno bizzarri, che sconvolsero le abitudini più scontate e comuni: più tempo a casa, più tempo per TV, cucina, snack a orari impensabili, lavoro al PC in piena notte, meno tempo da perdere in coda in auto, meno tempo per aperit…. no aspettate, gli aperitivi non appartenevano nemmeno alle vecchie abitudini. Sì insomma, fu lì che iniziai a inciampare di tanto in tanto sulle frequenze di Radio 24 intorno alle 19. Mezzora più, mezzora meno. E’ un po’ per questo che mi si vede poco anche da queste parti. Mica per il Covid-19!
Com’è che si dice? Le disgrazie non vengono mai sole.

Coffin Dance

Quasi ogni mattina, fra una news e l’altra mentre prendete il vostro primo caffè delle 6 e mezza, potete confidare sulla pubblicazione di qualche nuovo meme attraverso l’operoso incessante lavoro dei social network. A volte sono molto divertenti e non fanno complimenti nel dimostrare tutta l’arguzia di cui l’autore è capace.
Stamattina, fra le news dal mondo più “divertenti”, mi è capitato di leggere la brillante conclusione del presidente USA che, oltre ad annunciare una nuova task-force anti-covid – visto che, evidentemente, quella attuale non fornisce le risposte giuste… come si dice “si impegna ma potrebbe fare di più” – ha anche annunciato una riapertura imminente al lockdown, anche a costo di perdere vite. Avrei fatto a meno eh! Devo essere sincero su questo. Sull’argomento mi pare di ricordare anche un convinto Boris Johnson di qualche mese fa. Sulla stessa linea. Subito dopo ho pensato agli effetti controversi che le scelte infauste degli incompetenti possono determinare e, quindi, il richiamo alla Coffin Dance è stato automatico.
Quindi niente, in tempo di distanziamento sociale, lockdown e quarantena, un solo caffè per colazione sta diventando troppo poco.
Vabbè!

Per la luce non saprei dire…

Io appartengo a quella schiera di persone infastidite dalla luce e da certi rumori. Da quasi tutti i rumori. Per la luce non saprei dire con esattezza, ma per i rumori giurerei di aver sentito parlare di un disturbo con un proprio nome, scientificamente ben delineato: la misofonia.
Ora, non è che mi trovi male, devo essere sincero. Sempre meglio misofono che misogino, mi pare evidente. Inutile precisare come questo desiderio di quiete si completi abbastanza bene col momento storico: posso passeggiare in centro città senza sentire volare una mosca. Ehm.. no, aspettate! Quali passeggiate!? La passeggiata posso al massimo immaginarla mentre rimango seduto immobile sulla poltrona del salotto. Fissando il vuoto. In pigiama. Ecco, forse va proprio così.
Inutile dirvi che noi misofoni, miso-qualcuno o miso-qualcosa, rimaniamo intimamente squarciati quando una condizione di calma interiore è dipendente da un disordine generale esterno. Perché in fondo siamo sgradevoli quando portiamo le mani alle orecchie, spesso abbiamo anche un caratteraccio e teniamo la luminosità dello smartphone al minimo consentito, ma siamo sempre delle semplici curiose e amabili creature.
Soltanto preferiremmo non sperimentare il fendente di una lama dritto attraverso timpani o pupille, fino al centro dell’anima, per la maggior parte delle ore che compongono un giorno sidereo.
Chiediamo troppo?
Non credo.

Pandemic disease wake-up call

Nessuno ti ama. Sei brutto. E tua madre ti veste in modo ridicolo.
Questo è quello che capita quando hai più o meno 6 anni e senti già addosso il peso di certe aspettative che non sono le tue. Se è stato così e percepivi tu stesso il perverso funzionamento di questo meccanismo prima ancora della logica che ti consentiva di rispondere come un lampo alle tabelline, allora benvenuto. Non ho però buone notizie per te. A meno che tu non abbia superato i 35-40 anni. Solo dopo tutto andrà meglio.
A meno di una pandemia mondiale. Ovvio.

Brava la mia testa di razzo!

Quei momenti in cui mi comporto come uno stronzo freddo e distaccato, quasi indifferente o spregevolmente velenoso, sono i momenti in cui ho più bisogno di calore.” disse lui.
E brava la mia incommensurabile testa di cazzo!! Di quale regno sei il rampollo principe? Il mondo e tutto l’universo ruotano forse intorno a te? Ti sei mai preoccupato di cosa e chi ti circonda? No, non sembra. E non dovresti dire certe stronzate nel bel mezzo di un tunnel del quale non vedi la fine. E neanche l’inizio voltandoti.
Giura e spergiura che andò più o meno così e che fu una di quelle cose da poterci scrivere una trama alla Sliding doors.
Io non ne sarei troppo sicuro.

Le maglie larghe

Il sistema delle autocertificazioni scricchiola di fronte alla sua inefficacia. Se lo affianchi a quella straordinaria fattispecie dell’inosservanza dei provvedimenti dell’Autorità, l’effetto è straordinario.
Quando eravamo poco più che matricole a giurisprudenza, in molti ci domandavamo come fosse possibile assumere per certa l’obbedienza a un “ordine dell’autorità”: darlo per scontato. Come poteva essere mai possibile in situazioni critiche come calamità, pandemie, impazzimento generale, verificare e sanzionare ogni piccolo illecito che vi venisse in mente di compiere. In violazione di norme dirette in modo così generale e immediato.
Eppure la soluzione era appena dietro l’angolo, era semplicissima: non è possibile. Sono chiacchiere. E’ tutta fuffa!
Non ci rendevamo conto del funzionamento dei controlli, degli accertamenti di polizia e delle maglie della giustizia. Di quello scarica-barile di responsabilità che è la pubblica amministrazione. Ehm… con le dovute eccezioni, sia chiaro! Che poi qualcuno mi si inalbera.
Il fatto è che se ti fai piccolo piccolo – ma neanche poi tanto – quel che sembra sufficiente a non dare nell’occhio, magari accennando appena un sorriso da persona per bene e subito dopo quello sguardo indulgente verso certi drammi attuali, alla fine hai buone possibilità di spuntarla. Anche fossi il peggiore stupratore seriale della storia dell’umanità.

Facciamo che vi avviso

Facciamo che vi avviso. Continuando di questo passo ci troveremo fianco a fianco con militari che vorranno conto dell’orario in cui andiamo a buttare il sacco dell’indifferenziata. Tutto questo perché la maggior parte di voi ha riscoperto il piacere del podismo o perché fate solo troppo affidamento infondato su un fazzoletto di carta poggiato sulla bocca. Come se fosse davvero una mascherina vera.
Dovete stare in casa. Se non lo fate rimanete i soliti spocchiosi incoscienti. O siete come Boris Johnson, ma non avete mai sentito parlare di immunità di gregge nemmeno per sbaglio. O siete come quegli anziani convinti di aver visto ormai ogni cosa. A loro chiuderei tutti i cantieri.
E ho brutte notizie anche per voi piccoli freddi calcolatori materialisti che amate dirvi concreti: credo che dopo questa brutta esperienza dovreste recuperare un po’ di spiritualità, di contatto con l’anima delle persone che vi circondano. Le vostre fredde formule del se non vedo non credo sono per altro incoerenti con la vostra stessa supponenza.
Occorre stringersi attorno alle persone, riscoprire la capacità di stare vicino a qualcuno, immedesimarsi, comprendere e a volte rimproverare. Per stare bene prima di tutto con se stessi. E sono tutte cose che potete fare tranquillamente da casa. Non è sorprendente?
Non c’è tutto questo tempo. Questo scherzetto ci farà perdere almeno 5 anni sulle nostre normali abitudini scontate, su una vita media di 75-80 anni.
Vi pare poco?

Quando tutto sarà finito

Se non fosse così triste e importante il periodo che viviamo, ironizzerei sul fatto che questo stato di cose è piuttosto interessante per gli asociali come me. Strade quasi deserte, nessuno da schivare sui marciapiedi, la gente che si tiene a debita distanza. Capite? La gente non si avvicina, nessuno che vi tocca e vi spinge mentre vi fornisce spiegazioni non richieste sul perché e il percome i primi piatti della mensa sono sempre scotti e freddi. E in tanti hanno anche riscoperto l’uso del sapone.
Dovremmo prendere tutto il buono da questa situazione e cercare di mantenerlo anche quando tutto sarà finito.